Le Tecniche di Tessitura e Decorazione

Le Tecniche di Tessitura

Meisen

La seta prodotta con la tecnica Meisen è solitamente crespa e la tessitura è effettuata utilizzando fili pre-colorati. Siccome tali fili non possono essere perfettamente allineati dopo l’intreccio, i motivi sono morbidi e hanno bordi brillanti Questa tecnica ha avuto il suo periodo di maggior popolarità fra il 1920 e il 1950: in parte perché era più economica e in parte per via dei caratteristici motivi, audaci e innovativi (spesso influenzati dalla moda occidentale), che ancora oggi risultano contemporanei.


Omeshi

La seta prodotta con la tecnica Omeshi è uno spesso crêpe, ottenuto attorcigliando strettamente i fili pre-colorati in fase di tessitura. La trama è persino più spessa della seta ottenuta con la tecnica Chirimen. Tradizionalmente, i Kimono Omeshi vengono considerati i più qualitativamente pregiati e di valore fra quelli di seta pre-colorata.


Chirimen

Simile al crêpe, la seta prodotta con la tecnica Chirimen ha una superficie leggermente ruvida. Più spessa e resistente delle altre, si indossa particolarmente bene. La particolarità della tecnica consiste nell’attorcigliare i fili durante la tessitura.


Rinzu

I motivi Rinzu vengono prodotti tramite una tecnica di tessitura molto complessa (la struttura ricorda il broccato o il damascato). Questa lavorazione richiede molta abilità ed esperienza: per questo, la seta prodotta con la tecnica Rinzu è una delle più costose. L’utilizzo di diversi tipi di filo crea un contrasto fra lo sfondo e la superficie, aggiungendo luminosità e profondità alla stoffa. Spesso, i motivi sono composti da due strati: a quello tessuto, può sovrapporsene uno dipinto secondo la tecnica Shibori (tie-dye), Yuzen (dipinto a mano) o altre tecniche pittoriche.
I capi prodotti con questa tecnica variano dalle leggerissime fodere ai pesantissimi Kimono nuziali. In ogni caso, sono sempre molto morbidi al tatto.


Sha e Ro

Entrambe queste tecniche producono delle sete a trama larga, leggere e trasparenti, particolarmente adatte ai Kimono estivi. La tecnica Ro incorpora delle linee orizzontali velate.


Tsumugi

Una delle tecniche più semplici e antiche: la seta viene filata a mano utilizzando i filamenti di scarto ottenuti dai bozzoli. Il prodotto finale è molto resistente e ha una struttura irregolare ma morbida. Al tatto, la superficie ricorda il cotone.


Urushi

La tecnica Urushi utilizza dei fili brillanti laccati per formare dei disegni sulla seta. Il processo consiste nell’intrecciare la stoffa con questi fili, creando un effetto simile al ricamo.


 

Le Tecniche di Decorazione

Ricamo

Gli artigiani giapponesi usano i ricami per apportare effetti sfarzosi, specialmente sui sontuosi Kimono nuziali. Il ricamo arriva in Giappone dalla Cina e viene tramandato oralmente fino agli anni ’60, quando nacque il primo centro per lo studio e lo sviluppo di questa arte. Il ricamo è effettuato principalmente su seta, utilizzando fili lisci che vengono attorcigliati più volte a seconda della luminosità che si desidera ottenere. I fili d’oro e d’argento vengono applicati a sottili membrane o strisce di carta, avvolte intorno ai fili di seta.
Tali fili metallici non possono essere cuciti, quindi vengono “adagiati” sulla superficie e cuciti utilizzando sottili fili di seta: in questo modo è possibile creare dei bordi dorati per i motivi o ricamare delle decorazioni complete, adagiando i fili metallici uno accanto all’altro.
Le tecniche sono 46 e vengono insegnate in 10 corsi di difficoltà crescente.

Yuzen

La tecnica di pittura Yuzen è stata inventata intorno al 1700, a metà del periodo Edo, da Miyazaki Yuzen-sai (artista e pittore di ventagli). Da allora, è divenuta la massima tecnica pittorica. SI dice che, una volta che la tecnica Yuzen divenne una stile, altri 20 stili pittorici si estinsero. Magari si tratta di un’esagerazione, ma descrive bene quanto la tecnica Yuzen abbia influito sulla cultura tessile.

La ragione principale di tale successo è da ricercare nella struttura. I motivi tradizionali sono quelli classici del periodo Heian (fiori, alberi, ecc.) e possono essere naturalistici o astratti. Inoltre, la tecnica è superiore: il colore è stabile e resistente all’acqua, può essere utilizzata un’ampia gamma di stoffe, che mantengono le loro caratteristiche anche dopo la pittura, ecc. Un vantaggio della tecnica Yuzen è che può tracciare delle linee molto sottili e precise, quasi indistinguibili dai ricami, e presentare delle bellissime sfocature.
Vengono utilizzati molti colori e gradazioni tenui e neutri, che corrispondono al clima umido del Giappone (in certi casi, i colori vivaci possono essere troppo sgargianti).

Il processo Yuzen si compone di un solo ciclo, ripetuto più volte a seconda del motivo.

  1. Il disegno di base è tracciato utilizzando degli estratti vegetali. Il colore viene poi eliminato con un risciacquo.
  2. Il disegno di base viene ricalcato con della colla protettiva. Tradizionalmente, essa veniva ricavata da una qualità di riso molto collosa. Al giorno d’oggi, è sostituita da una colla a base di gomma sintetica, che permette la realizzazione di linee ancora più sottili.
  3. Le zone intorno alla colla sono dipinte con succo di fagioli, che permette alla colla di penetrare più a fondo per evitare le sbavature e migliorare il colore.
  4. La zona viene dipinta. I contorni sono tracciati utilizzando pennelli piccoli, che producono linee molto marcate e splendide sfocature.
  5. Il calore asciuga il dipinto. Le zone combacianti non possono essere dipinte senza l’asciugatura, per questo i motivi più complessi e pieni di zone piccole richiedono moltissimo tempo per essere ultimati.
  6. Le parti dipinte vengono ricoperte con una colla protettiva e viene steso il colore di fondo.
  7. La stoffa viene risciacquata con acqua, che inoltre stende il tessuto eliminando le pieghe.


Ogni fase viene effettuata da uno specialista. La persona che dirige e supervisiona il loro lavoro è chiamata Senshyo (Maestro di pittura).

La tecnica Yuzen ha ispirato tutte le altre mode e stili.
Quando lo shogunato Tokugawa introdusse il divieto di ostentare le decorazioni, solo i motivi semplici dai colori tenui sopravvissero, consolidando la fama di questa tecnica.
Oltre al successo ottenuto a Kyoto, un altro filone Yuzen nacque nella zona di Kaga, sempre ad opera di Miyazaki. Egli passò lì gli ultimi anni della sua vita, trasformando l’artigianato locale in un’arte. I motivi tipici del Kyo-Yuzen sono incentrati maggiormente sui simboli, mentre quelli del Kaga-Yuzen sulla natura. Anche le gamme cromatiche sono differenti. Ciononostante, la differenza fra la tecnica Yuzen originale di Kyoto (Kyo-Yuzen) e quella del Kaga-Yuzen non è ben chiara.
All’inizio del periodo Meiji, si verificò un’evoluzione della tecnica Yuzen, grazie all’introduzione in Giappone dei colori artificiali. Nel periodo del Rinnovamento Meiji, i pittori del gruppo Shijo-ha si dedicarono alla tecnica Yuzen, contribuendo a essa con motivi naturalistici.
Al giorno d’oggi, I colori utilizzati maggiormente sono quelli artificiali e quelli chimici. Anche i motivi e lo stile sono cambiati, aggiornandosi ai tempi.


Shibori

Shibori è una parola giapponese che definisce una varietà di modi per abbellire i tessuti, dando forma agli abiti e legandoli prima di tingerli. La parola deriva dal verbo “shiboru”, che significa “torcere, strizzare, premere con forza”. Il tie-dye si sviluppò in varie culture in giro per il mondo. Esistono dei reperti risalenti a migliaia di anni fa in America latina, Africa, India, Cina e il resto dell’ Asia.
In Giappone venne introdotto circa 1300 anni fa a opera della Cina, insieme allo stile d’abbigliamento cinese, e venne reinterpretato in maniera del tutto personale. Originariamente, lo Shibori era un’arte povera. Nel Giappone feudale, molta gente non poteva permettersi di acquistare stoffe costose come seta o cotone, così gli abiti erano perlopiù di canapa. Siccome sostituire spesso un vestito era al di fuori della portata di queste persone, questi venivano rammendati e ritinti.
Sotto la pace del periodo Edo, fiorirono molte arti ed emersero varie tecniche di Shibori, che si sviluppò seguendo due scopi principali: come metodo di decorazione della seta, utilizzato nella produzione di Kimono destinati all’aristocrazia (soprattutto a Kyoto), e come arte popolare differente a seconda della regione. Esistono circa 15 diverse tecniche Shibori, ognuna delle quali è talmente complicata da non permettere di padroneggiarle tutte nel corso di una sola vita.
Fra queste, le più importanti sono la Arimatsu, la Miura, la Arashi, la Nui e la Suji.
Arimatsu Shibori – La tecnica principalre consiste nel fare un disegno su un pezzo di stoffa (solitamente seta o cotone), quindi nel creare dei nodi molto stretti in vari punti della stoffa, legandoli con dei fili. A quel punto si immerge la stoffa nella tintura. Siccome il colore non può penetrare i nodi, quando questi vengono sciolti si crea un motivo dalle zone tinte e quelle no. Questa operazione può essere ripetuta molte volte, per creare strutture di vari colori.
Miura Shibori – I nodi sono a cappio, quindi respingono meno la tinta. L’effetto prodotto è più sfumato e molto più economico. Questa tecnica viene utilizzata comunemente per gli abiti meno ricercati, per esempio gli Yukata.
Arashi Shibori (Shibori “tempesta”) – Una parte dell’abito viene piegata e annodata attorno a un palo lungo quattro metri. Questo metodo produce un effetto di linee e spruzzi simili a una tempesta (da cui il nome).
Nui Shibori (Shibori “cucito”) – La stoffa viene cucita per formare il motivo, prima di essere tinta.
Suji Shibori – L’abito viene piegato a mano al centro di una corda (similmente all’Arashi), quindi legato, tinto, asciugato e riaperto con cura. L’apertura è una delle fasi più delicate: è importante non deformare l’abito, altrimenti vengono gettati all’aria mesi di lavoro. Infine, l’abito viene stirato al vapore per rimuovere le grinze.

Kasuri

La tecnica Kasuri consiste nel tingere i fili prima di tesserli, in modo da creare dei motivi sul capo finito. Quest’arte complicata obbliga il tessitore a pianificare in anticipo la posizione esatta di ogni singolo filo colorato, altrimenti non sarebbe possibile creare una figura riconoscibile. Sfortunatamente, al giorno d’oggi solo pochi anziani tessitori portano avanti questa tecnica. Il tentativo di imitarne il processo utilizzando strumenti meccanici non ha mai prodotto risultati apprezzabili. Di conseguenza, oramai è molto difficile acquistare abiti Kasuri.

Bingata-Katazome

Il Katazome è uno dei due tipi di lavorazione della tecnica Bingata e produce dei disegni sulle superfici, utilizzando una colla resistente. Questa viene creata utilizzando materiali molto appiccicosi (tipo la farina di riso), spinta in uno stampo per definire un motivo su una parte di tessuto bianco. Laddove la colla aderisce all’abito, impedisce ai colori di aderire.
Per prima cosa, un disegno viene trasferito su una carta di gelso (“shibugami”) fatta a mano, trattata con tannino di cachi e affumicata (per questo ha un delizioso aroma di nocciola).
Si taglia la carta lungo i contorni del disegno, usando un affilatissimo coltello tradizionale e vari punzonatori.
Nel corso della verniciatura, viene applicata una rete di seta sulla parte frontale della carta. In questo modo, le zone tagliate permettono alla colla di attraversare lo stampo e aderire all’abito. Allo stesso tempo, la parte di carta dello stampo blocca la colla, creando il motivo di base sulla stoffa.
L’abito viene steso utilizzando una serie di mollette di legno (“harite”) e canne di bambù (“shinshi”). I colori vengono applicati uno alla volta, in una fase denominata “irosashi”.
A questa succede la fase del “kumadori”, in cui vengono tracciati i contorni delle figure.
Ora arriva la parte più difficile: dimenticare l’abito per circa tre mesi, affinché la tintura si fissi permanentemente.
Passato questo periodo, si sciacqua il capo per rimuovere la colla, rivelando tutta la bellezza del motivo elaborato in mesi di lavoro.

Bingata-Tsutsugaki

Lo Tsutsugaki è uno dei due tipi di lavorazione della tecnica Bingata e viene spesso confuso con lo Yuzen, ma è una delle forme di pittura giapponese più fluida ed espressiva. Utilizzando una specie di cilindro (lo Tsutsu), viene applicata una colla di riso e crusca sulla stoffa per impedire che il colore si fissi su determinate aree. Questa lavorazione evoca stati d’animo e sentimenti per mezzo del movimento della linea. Il colore viene posizionato intorno e sopra la colla per donare vita al motivo. In seguito, la seta viene risciacquata per eliminare la colla, esponendo finalmente l’armonia di linee e colori.

Surihaku

Nel periodo Muromachi e nella prima parte del periodo Edo, la tecnica Surihaku venne utilizzata soprattutto per i kosode. Fu nel periodo Momoyama che essa ebbe il suo massimo sviluppo, producendo i capi più rappresentativi di quell’epoca. Similmente ad altre tecniche, anche la sua diminuì nel periodo Edo, con l’avvento della tintura.
La tecnica consiste nell’incollare un modello sull’abito utilizzando della colla di riso, quindi contornarlo d’oro e d’argento. Quando il metallo si asciuga, il modello viene rimosso e si regolano i contorni del disegno.
Nei periodi Momoyama e Muromachi, la tecnica surihaku veniva utilizzata in abbinamento alla Tsujigahana, ottenendo un effetto mozzafiato. Nel periodo Edo, essa era perlopiù abbinata alla tintura.
In origine, questa tecnica venne utilizzata largamente per la produzione dei costumi del teatro Noh (soprattutto per i personaggi femminili). In seguito, il suo uso venne trasferito anche ai Kimono formali e agli Uchikake nuziali.

Tsujigahana

La tecnica Tsujigahana apparve per la necessità di creare motivi affascinanti sui kosode. Verso la metà del periodo Muromachi, i ricami e le sfumature dominavano la moda Giapponese (per esempio fra i generali e le loro mogli). A partire dal 15° secolo, si iniziarono a preferire i capi multicolore rispetto a quelli a tinta unita. Originariamente, questo metodo per creare motivi pittorici comprendeva la tecnica tie-dye, spingendola al limite estremo delle sue possibilità.
Sulle parti di tessuto che non potevano essere trattate mediante tie-dye, venivano usate altre tecniche: bordi neri o vermigli, sfumature, applicazioni di lamine d’oro o d’argento, ricami, ecc. A causa dei limiti tecnici, i primi Tsujigahana venivano presentavano delle rifiniture rudimentali.
All’apice del periodo Momoyama, questa tecnica pittorica si sviluppò in un’arte estremamente raffinata. Ciononostante, essa iniziò a declinare nella prima parte del periodo Edo per scomparire definitivamente in seguito. Al giorno d’oggi, gli esempi di Tsujigahana sono molto rari e non esiste una teoria comprovata sull’etimologia del nome né sugli aspetti tecnici.

Sumi-e

La pittura a mano libera effettuata con pennelli e inchiostro indelebile è un metodo di decorazione giapponese consacrato nel tempo. Appare sui Kimono ma, più frequentemente, sulle fodere degli haori da uomo.