Kokeshi originale giapponese in legno, finemente incisa e dipinta a mano.
Si tratta di un pezzo unico da collezione realizzato su nostra richiesta dall’importante artista Fumio Tomidokoro.
Il suo nome è “Seiryū” (清流), termine poetico che indica un luogo, ma anche uno stato d’animo. Il ruscello limpido, nella sensibilità giapponese, richiama infatti la purezza, la trasparenza dello spirito, la calma della contemplazione e il fluire naturale delle cose.
In Giappone l’espressione seiryū allude a una corrente chiara e viva, in cui l’acqua lascia intravedere il fondo, le pietre, il movimento sottile della natura.
Nella tradizione letteraria giapponese, e in particolare nella poesia haiku, l’acqua corrente è spesso collegata a idee come purificazione e freschezza, passaggio del tempo, cammino e fusione tra paesaggio esterno e stato interiore.
Per una kokeshi dedicata a Santōka, questo nome è particolarmente adatto, perché rimanda al suo modo di vivere e di poetare: povero di mezzi, profondamente unito alla strada e ai suoi incontri con la natura. Un “ruscello limpido” sembra proprio il paesaggio ideale per un viandante che si ferma un momento, appoggia il bastone e osserva l’acqua scorrere.
Sul suo kimono è raffigurato un suggestivo motivo paesaggistico minuziosamente inciso a mano e poi dipinto, che si sviluppa lungo il corpo della figura come se fosse un piccolo rotolo dipinto o una veduta tradizionale impressa sul legno.
Il paesaggio è costruito con grande sensibilità, nel quale la superficie del legno, lasciata ben visibile, partecipa al disegno e diventa parte integrante della scena: le venature naturali sembrano proprio amplificare l’impressione di canne, vento, terreno, riflessi d’acqua e profondità atmosferica.
Al centro e nella parte inferiore si distende un ruscello azzurro chiaro, sottile e luminoso, che attraversa dolcemente la composizione. Il suo corso introduce un movimento morbido e guida l’occhio da un lato all’altro del paesaggio.
A scavalcare il ruscello si intravede un ponticello, piccolo ma ben riconoscibile, che conferisce alla scena un senso di passaggio umano, di collegamento, di attraversamento. Nella cultura figurativa giapponese, il ponte è un simbolo di transizione, incontro tra rive, superamento di una distanza.
L’insieme richiama chiaramente certi paesaggi della tradizione pittorica giapponese e, per sensibilità, può ricordare molte vedute dell’ukiyo-e, soprattutto quelle di Utagawa Hiroshige, con i loro corsi d’acqua, ponti, rive erbose, piccoli edifici rurali e montagne lontane immerse in un’atmosfera quieta.
Ai lati del paesaggio si sviluppa un fitto motivo di bambù, reso con canne alte, sottili e ravvicinate, con piccole foglie che incorniciano la scena e le danno una forte identità.
Nella cultura giapponese il bambù è un simbolo ricco e stratificato. Rappresenta la resistenza e la flessibilità, perché si piega al vento senza spezzarsi; la rettitudine, per il suo slancio verticale e la sua forma essenziale; la purezza, grazie al legame con templi, giardini, recinti sacri e luoghi di quiete; ma anche la vitalità e la rigenerazione, per la sua crescita rapida e vigorosa.
In questa kokeshi il bambù sembra svolgere più funzioni allo stesso tempo. Da un lato incornicia naturalmente il ruscello e il piccolo paesaggio, dall’altro richiama un luogo appartato, quasi nascosto alla vista, come se lo osservassimo da lontano attraverso la vegetazione.
Dal punto di vista stagionale, dai toni verdi vivi e dalla vegetazione folta, fa pensare in particolare alla bella stagione, tra fine primavera ed estate, quando la campagna è ricca, fresca e piena di vita, in un paesaggio luminoso e sereno.
Sulla sinistra si nota una piccola costruzione che sembra una casa o un fienile. Potrebbe essere un edificio di campagna, forse una rimessa, una casa semplice o una piccola struttura legata al lavoro agricolo. È resa in modo essenziale ma efficace, introducendo l’idea di una presenza umana modesta e ben integrata nel paesaggio.
All’orizzonte si intravede il profilo leggero di montagne o colline lontane, realizzato con tratti delicatissimi e sfumati. Questo dettaglio dona profondità alla composizione e trasforma il motivo decorativo in una vera piccola veduta, articolata tra primo piano, scena centrale e sfondo.
Il volto di Santoka con gli occhi semichiusi, il sorriso gentile e le gote appena arrossate, emana un senso di serenità profonda, che suscita in chi lo osserva un senso di tenerezza e di pace.
Santoka (Taneda Shōichi 1882 – 1940) fu un pellegrino, monaco zen e poeta noto per i suoi haiku in versi liberi con uno stile non conforme alle regole dell’haiku tradizionale.
Amante del sakè, a un certo punto della sua vita aveva deciso di iniziare a camminare avendo come meta il cammino stesso. Infatti, Santoka dichiarò: “I giorni che non amo sono i giorni in cui non cammino, i giorni in cui non bevo sakē e i giorni in cui non scrivo haiku“.
Completano la sua raffigurazione il cappello (kasa) tipico dei monaci buddisti, caratterizzato dalla forma simile a una ciotola e l’immancabile bastone.
Nato nel 1948 nella prefettura di Gunma, nel corso della sua carriera Fumio Tomidokoro ha vinto numerosissimi premi, tra i quali l’ambitissimo e il più importante “Prime Minister of Japan“, il “Premio del Primo Ministro” giapponese.
Sotto la base della kokeshi è presente il timbro di Tomidokoro.
Trattandosi di un articolo nuovo, si presenta in condizioni eccellenti.
E’ compresa la confezione originale che riporta il timbro dell’artista e il nome dell’opera.
Nell’ultima foto potete vedere il nostro ultimo incontro con il Maestro Tomidokoro nel novembre 2024, in occasione della 30a mostra d’arte nazionale di Kokeshi.
Altezza: 12,5 cm
Diametro: 7 cm
Nel gennaio 2020 abbiamo realizzato in Giappone un’intervista all’autore Fumio Tomidokoro, clicca qui sotto per leggere l’intervista:















